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Davide Tommasin ዳዊት

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Guerra Cognitiva: un vademecum per chi vuole sporcarsi le mani

Pubblicato il 07/03/26, 6:01 pm

Guerra Cognitiva: un vademecum per chi vuole sporcarsi le mani

Oltre la propaganda e oltre la ricerca di consenso : tre tipologie per imparare a vedere quello che non si vede

La propaganda la riconosci. La ricerca di consenso anche.

Come riconoscerle? Basta guardare chi parla o scrive e domandarsi cosa ci guadagna. Alle volte è percettibile senza nulla chiedersi: traspare, emerge ed è palese.

C’è qualcosa però che agisce sotto quella soglia di visibilità: qualcosa che non ha un manifesto, non ha un mandante dichiarato, non ha un fronte su cui combatterla.

Si chiama guerra cognitiva e non è fantascienza, non è complottismo. È la struttura dentro cui viviamo e respiriamo ogni giorno senza accorgercene. 

Questo non è un saggio accademico né tanto meno un articolo giornalistico. È un tentativo di smontare il meccanismo dall’interno come farebbe un hacker, mostrando i pezzi mentre vengono disassemblati.

Questo è proto-vademecum per chi vuole sporcarsi le mani per capirci qualcosa di più: una prima soglia da attraversare come primo livello.

Di seguito tre tipologie, tre livelli contestuali alla guerra cognitiva che determina un unico effetto finale: la tua soglia critica che si abbassa, lentamente, senza che tu te ne accorga.

E’ la stessa cosa dell’allenamento muscolare: se alleni i muscoli sotto carico, che siano pesi o a corpo libero, si adatteranno, al contrario il sistema biologico, macchina perfetta per la gestione e risparmio delle risorse, andrà in atrofia, catabolismo muscolare. Le riserve energetiche verranno riutilizzate in altri distretti dove c’è più bisogno.

In questo caso atrofia non in senso patologico, ma di adattamento sistemico.

Così anche la mente: se la si allena sopravvive, al contrario soccombe agli impulsi esterni, si atrofizza perdendo non la razionalità, ma il potere di elaborare le informazioni, il ragionamento, il cogito di Descartes.

Livello 1 // Fabbricare Consenso

La guerra che non sa di essere guerra

Nel 1988 Noam Chomsky e Edward Herman pubblicarono “Manufacturing Consent” proponendo il “modello di propaganda”. Non stavano descrivendo una cospirazione o scrivendo di complotti. Stavano descrivendo un sistema, un metodo.

Il modello analizza come i media strutturano le notizie per supportare gli interessi governativi e corporativi, usando casi di studio come la guerra in Vietnam e in America Centrale.

I 5 Filtri del modello di propaganda:

  • Proprietà: I media sono di proprietà di grandi corporation.
  • Pubblicità: La dipendenza dai ricavi pubblicitari.
  • Fonti: La dipendenza da fonti governative e aziendali.
  • Flak: Le critiche (flak) volte a disciplinare i media.
  • Ideologia: L’anticomunismo o la paura del diverso (es. “guerra al terrore”).

Strategia

Non è legato alla teoria del complotto per cui non esiste una regia centrale né tanto meno occulta. Non esiste una tavola rotonda dove un gruppo di individui decide cosa far pensare alla massa.

La strategia in questo caso è sistemica e permeante: emerge dalla convergenza naturale di interessi economici, politici e mediatici che si allineano senza alcun coordinamento esplicito. I giornali dipendono dalla pubblicità. Gli inserzionisti a loro volta hanno interessi. Le fonti ufficiali si rendono più accessibili rispetto alle voci indipendenti, o meglio, fuori dal coro, non allineate.

Il risultato? La narrativa dominante che si produce da sola seguendo la logica degli interessi comuni prevalenti.

Obiettivo

Non convincerti di una bugia precisa.

Definire il frame, il perimetro del contesto di ciò che è pensabile: cosa entra nel dibattito pubblico e cosa rimane ai margini. Non ti dice cosa pensare. Ti dice su cosa è accettabile avere un’opinione.

Obiettivo? Orientare la percezione degli individui.

Campo di battaglia

I grandi media tradizionali: giornali, televisione, agenzie di stampa.

Ma anche i meccanismi di sourcing giornalistico, ovvero il processo con cui i giornalisti identificano, selezionano, verificano e acquisiscono informazioni, documenti o testimonianze da fonti esterne o interne per costruire una notizia.

Chi viene citato come esperto, quale voce viene considerata autorevole, quale angolazione viene scelta per raccontare un fatto tecnicamente accurato, ma selettivamente inserito in un framing, in un recinto contestuale.

Nemico/Vittima

Non c’è un nemico dichiarato.

La vittima è il lettore medio che legge il singolo titolo invece di leggere, non solo il contenuto, ma la tendenza nel tempo. La vittima è chi giudica il caso specifico invece di osservare il pattern sistematico. Chi non unisce i puntini.

Mi focalizzo su uno scoop di cronaca, ma non capisco che fa parte di un contesto più ampio e mi fermo a quella notizia senza vedere il quadro generale.

NOTA: non è detto che tutti dobbiamo diventre analisti, ma la differenza è porsi domande per capire e la passività con cui si legge quella notizia.

Come riconoscerla

Smetti di leggere il singolo articolo. Inizia a leggere il sistema editoriale nel tempo:

  • quale fonte viene sempre citata e quale mai,
  • quale angolazione ricorre sistematicamente,
  • cosa non viene mai raccontato

La verità non è nella singola notizia. È nella direzione che prende l’insieme delle notizie contestuali nel tempo, la tendenza generale.

Livello 2 // Guerra Cognitiva Militarizzata

Il termine “cognitive warfare” entra nel lessico NATO ufficialmente intorno al 2017-2020. Non è una metafora. È una dottrina militare con budget, strutture, obiettivi misurabili.

La guerra cognitiva è definita una forma di guerra ibrida o guerra informativa.

La guerra che sa esattamente quello che fa

Ovvero quando per esempio la massa pensa che un governante o un politico sia folle lo giustifica, mentre magari a ben vedere è strategicamente folle.

Esempio di attualità: Trump sta erodendo le fondamenta del diritto internazionale senza entrare con i carrarmati all’ONU. Lo sta facendo in maniera più subdola e sottile.

Goccia a goccia: Uscita dall’OMS. Taglio dei fondi al WFP e USAID come agenzie umanitarie. Melania Trump nominata rappresentante degli Stati Uniti in Commissione di sicurezza ONU. L’attacco preventivo” all’Iran iniziando una guerra illegale.

Sono atti singoli, fanno scoop fini a se stessi e presi uno ad uno sono atti di un folle.

Però nell’ottica del strategicamente folle ecco che unendoli insieme si può interpretarlo e vederne una tendenza, magari anche speculativamente, una carta jolly che potrebbe giocarsi un domani. Come? Rivendicando per esempio che se lui ha potuto avanzare determinate azioni, il diritto internazionale è debole e quindi da riformare o abolire.

Non è follia, è un esempio d’attualità del strategicamente folle.

Strategia

Intenzionale, coordinata, strategica. Usa l’infrastruttura del livello 1, il manufacturing consent come terreno già preparato e ci aggiunge sopra operazioni deliberate: disinformazione mirata, psyops, algoritmi come manipolazione, amplificazione artificiale della polarizzazione.

Non sostituisce la guerra tradizionale: la precede, la accompagna, la prolunga.

Tornando a Trump: ricordi i meme dall’account della Casa Bianca su X (ex Twitter)? Erano ironici, dissacranti, ti fanno fare una risata, ma qualcuno sente anche un certo attrito “Cosa ho appena visto?” Questo è già un sintomo che ci sei dentro.

Obiettivo

Destabilizzare la coesione sociale del nemico prima ancora di sparare.

Dividere, polarizzare, seminare sfiducia nelle istituzioni, nelle élite, nella realtà stessa. Una popolazione polarizzata e cognitivamente esausta è molto meno capace di resistere militarmente, politicamente, culturalmente.

Il divide et impera portato ai massimi livelli, portata sulla soglia del cogito degli individui.

Campo di battaglia

I social media: X (ex Twitter), Facebook, Telegram, TikTok.

Gli algoritmi che amplificano contenuti emotivamente carichi indipendentemente dalla loro veridicità. Le bolle cognitive che si formano e si radicalizzano. I bot, i troll farm, le campagne coordinate di inondazione informativa supportati dalla velocità delle AI e dei suoi agenti, sempre più specializzati, metodici, ordinati, asettici e chirurgici.

Nemico/Vittima

Chiunque sia dall’altra parte, chiunque non sia allineato: che sia una popolazione straniera da destabilizzare o una propria popolazione da controllare.

La distinzione tra nemico esterno e cittadino interno è spesso più sottile di quanto si voglia ammettere.

Come riconoscerla

Quando ti accorgi che una narrativa produce in te una risposta emotiva immediata e intensa (rabbia, paura, indignazione) fermati.

Chiediti: chi guadagna da questa emozione? Chi ha interesse a che io sia arrabbiato esattamente in questo modo, esattamente adesso? L’emozione intensa è spesso il segnale che qualcosa sta lavorando sotto la superficie razionale.

Tipo 3 // Erosione Epistemica Individuale

La guerra più pericolosa perché non ha mandante

Questa è quella che ho identificato nel mezzo e l’esplorazione è ancora in via di ricerca: non è Chomsky puro, non è operazione militare coordinata. È qualcosa di più sottile, più diffuso, più difficile da combattere proprio perché non ha un fronte identificabile.

Si associa all’atrofia cognitiva per deallenamento e non per patologia: anche le funzioni primarie, il mero istinto di sopravvivenza (quello che sta un livello prima del sistema di elaborazione cognitiva), possono subire danni.

Un esempio di cronaca che può sembrare cinico, tagliente e disumano, ma che può far capire meglio: dei ragazzi col cellulare in mano, in mezzo a un greto di un fiume in secca, che scattano foto, si accorgono che l’acqua si sta alzando, poco per volta, non ci badano, continuano a fare foto con lo smartphone e poco dopo si ritrovano l’acqua al ginocchio.

Non hanno la capacità di cercare appigli, di spostarsi un po’ più in la verso le fronde e i rami degli alberi per aggrapparsi: pensano solo a guardare il display del cellulare per cercare di chiamare i soccorsi.

Alcune persone dal ponte più a valle gli dicono di spostarsi. Li sentono, ma non elaborano.

La corrente del fiume, anche se solo in pochi centimetri d’acqua, può essere forte e fatale, com’è purtroppo stato. I ragazzi non hanno avuto l’istinto di cercare un’altra via d’uscita se non la “vigile attesa” dei soccorsi.

Gli stimoli dell’ambiente in cui un individuo nasce e cresce gli dovrebbe fornire l’imprinting più adatto: sapere come minimo cosa significhi fatica fisica e mentale. Se questo non avviene, anche l’indole (l’istinto di sopravvivenza) ne viene intaccato.

In pratica non sai riconoscere il pericolo e quando ci sei in mezzo ne vieni travolto.

Strategia

Non c’è una strategia consapevole, premeditata o fondante.

E’ l’effetto emergente di tutti quegli stimoli esterni subiti passivamente e che convergono senza coordinarsi: algoritmi ottimizzati per l’engagement, ciclo dell’informazione accelerato, sovraccarico cognitivo cronico, polarizzazione emotiva costante. Crisi dell’attenzione, sulle cose prioritarie, oscurate quindi dal rumore dell’infodemia.

Il risultato è sistemico anche se nessuno l’ha progettato come tale.

Obiettivo

Non convincerti di qualcosa di specifico. Abbassa progressivamente la tua soglia critica individuale fino al punto in cui accetti qualsiasi narrativa per puro esaurimento. Non ti conquistano con una bugia. Vieni esaurito da stimoli fino a quando smetti di resistere. Sfiancamento cognitivo, diversamente dalla fatica cognitiva come metodo allenante per il ragionamento. Se vogliamo trovare un’analogia con lo stress: distress (negativo, opprimente, prolungato) ed eustress (positivo, motivante, a breve termine).

L’effetto finale non è convincere. È produrre menti che hanno smesso di ragionare autonomamente: non per coercizione diretta, ma per esaurimento progressivo della capacità critica. Non è ipnosi. È qualcosa di più sottile e più permanente: l’abitudine alla delega cognitiva.

In sostanza? Bersi tutto quello che ci viene propinato.

Campo di battaglia

La tua mente. La tua capacità di attenzione. La tua soglia di tolleranza all’ambiguità e alla complessità. Il momento in cui apri il telefono la mattina prima ancora di essere sveglio. Il flusso infinito di informazioni che non dà mai il tempo di elaborare quello che hai appena letto prima di sommergerti con qualcosa di nuovo.

Nemico/Vittima

Qui la distinzione si dissolve completamente. Non c’è un nemico esterno.

Sei tu il campo di battaglia e sei tu la potenziale vittima.

La tua capacità di pensiero autonomo, la tua soglia epistemica, la tua possibilità di vedere la realtà senza filtri imposti dall’esterno: tutte a rischio.

Come riconoscerla

È la più difficile da riconoscere perché agisce dall’interno.

Un segnale: quando ti accorgi di aver letto cinquanta titoli in un’ora senza ricordarne nessuno con precisione. Quando senti di dover avere un’opinione immediata su tutto. Quando l’ambiguità ti disturba invece di incuriosirti. Quando smetti di tollerare la complessità e cerchi la risposta semplice.

Quella è la soglia che si sta abbassando.

Fermati, respira, prenditi del tempo per modulare i pensieri, riordinarli come base di ragionamento per venirne a capo senza lasciarti travolgere dall’infodemia.

La guerra cognitiva come interfaccia della guerra di coscienze

Scendiamo a un livello ancora più basso rispetto alla guerra cognitiva: il conflitto che erode sempre più le coscienze degli individui, frutto delle conseguenze di quella cognitiva.

Il mondo, non tutto, ma quello occidentale, va sempre più verso quell’abisso, il resto vive come continua a vivere da quasi sempre: indiani, africani, cinesi. La ricerca spasmodica del comfort, del benessere come arma di distruzione di massa invisibile.


Degno di nota non per causalità, ma per analogie e associazioni, il comparare popoli, culture con l’approccio dualistico o per flusso. Anche questa è una potenziale soglia da varcare per capire più a fondo tutto il contesto e potrebbe essere interessante chiave di lettura per capirci di più sulle dinamiche sociali ed anche quelle geo-politiche.

Tabella riassuntiva – Dualismo e flusso nelle culture
Tabella riassuntiva – Dualismo e flusso nelle culture 

NOTA: Le caratterizzazioni sono riferite alle tradizioni culturali e filosofiche profonde, non necessariamente agli assetti politici contemporanei.


L’obiettivo del comfort ad ogni costo è un’arma perfetta proprio perché non sembra un’arma.

Non lascia segni visibili, non produce resistenza, anzi, produce consenso attivo. La gente la desidera, la difende, la trasmette ai figli come aspirazione. Nessuna coercizione necessaria.

E il paradosso è che le culture e popoli non allineati, quelle che il mondo occidentale ha storicamente guardato dall’alto, come arretrate, povere, da sviluppare e da colonizzare, conservano ancora oggi per necessità quella muscolatura dell’attraversamento che l’Occidente sta perdendo per scelta: per il progresso, per il risultato. Vincitore o perdente.

L’approccio dualistico che crea competizione distruttiva dentro e fuori e ci fa perdere la visione del flusso, la complessità dei contesti. Ricollegandosi con la strategia della guerra cognitiva che cerca di polarizzare.

Invece l’arma di difesa che ha l’individuo, parte di un popolo, di una società è la fatica quotidiana: non come condanna, ma come mantenimento involontario di qualcosa di essenziale.

Non è romanticizzare la povertà: è osservare che il comfort sistematico ha un costo cognitivo ed esistenziale che non viene mai messo in conto.

E quando arriva la corrente, e arriva sempre, chi ha i muscoli attraversa mentre gli altri aspettano i soccorsi col telefono in mano.

Nel Buddismo tibetano, bardo (tibetano: བར་དོ་, bar do) significa letteralmente “stato intermedio”, “intervallo” o “transizione”.

Il Bardo Thodol è il libro tibetano dei morti, ma non parla di morte, ma di attraversamento.

I tibetani lo sapevano da millenni che non puoi prepararti all’attraversamento nel momento in cui ti serve. Lo prepari ogni giorno prima, nelle piccole morti quotidiane che scegli di non evitare.

L’Occidente ha smesso di sceglierle. E chiama questo progresso.

Non è guerra totale con i missili e con le bombe, non è guerra cognitiva, ma siamo alla guerra di coscienze: cosa vogliamo essere oggi? cosa vogliamo diventare domani?

Conclusione // L’hacker cognitivo

La propaganda la puoi smontare perché ha un autore e un’intenzione dichiarabili. La ricerca di consenso la puoi identificare perché ha un beneficiario riconoscibile.

La guerra cognitiva nelle sue tre forme è più insidiosa perché spesso non ha né l’uno né l’altro o li nasconde così bene da renderli invisibili.

Il vademecum non è una lista di cose da evitare. È un allenamento della soglia — imparare a fermarsi un secondo prima di reagire, a chiedersi da dove viene una narrativa e chi ci guadagna, a leggere i pattern invece dei singoli fatti, a tollerare la complessità invece di cercare la risposta immediata.

Non si diventa immuni. Si diventa più consapevoli. Ed è già moltissimo.

Oltre la propaganda e oltre la ricerca di consenso: guerra cognitiva in costante escalation.

#CognitiveWar (anche su X ex Twitter)


Nota per i curiosi e per i detrattori di professione: questo articolo è stato scritto con il supporto di Claude (Anthropic) modello Sonnet 4.6 Esteso, come strumento di scrittura.

Il pensiero e il ragionamento, la traccia mentale, la visione d’insieme, le categorie e le connessioni sono il risultato di una ricerca e di un approfondimento personale.

L’ AI ha fatto quello che fa un buon editor ovvero ha dato forma al mio pensiero. Se per voi questo invalida il contenuto, siete liberi di dirlo. Sarebbe una posizione coerente con la terza tipologia che avete appena letto.

Per chi invece è arrivato fino a qui ed ha ritrovato risonanze mi congratulo per il tempo dedicato alle mie parole, per chi invece ha trovato dissonante tutto il contesto c’è solo tempo per migliorare.


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Davide Tommasin
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