
L’ambasciata etiope a Gibuti, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), ha coordinato il rimpatrio di 233 cittadini etiopi dalla stazione ferroviaria di Negad, nel contesto di una repressione dell’immigrazione da parte delle autorità gibutiane.
L’ambasciata ha affermato che l’operazione fa parte di un più ampio sforzo per assistere i cittadini che si trovano in situazioni sempre più difficili all’estero, in particolare a Gibuti, un punto di transito chiave per i migranti diretti verso gli stati del Golfo. Molti tentano il viaggio attraverso rotte irregolari, esponendosi ad arresti, detenzioni e rischi mortali in mare.
Ad aprile, Gibuti ha annunciato che avrebbe espulso tutti i cittadini stranieri privi di valido permesso di soggiorno, una decisione che ha avuto un impatto diretto su migliaia di etiopi. In seguito all’annuncio, l’ambasciata etiope ha consigliato ai cittadini irregolari di tornare a casa volontariamente per evitare l’espulsione forzata.
Le recenti modifiche alla legge sull’immigrazione di Gibuti hanno inasprito l’applicazione delle norme, con conseguente aumento delle espulsioni dei migranti. Le agenzie umanitarie, tra cui l’IOM, hanno avvertito che i migranti corrono maggiori pericoli, in particolare durante la pericolosa traversata del Golfo di Aden. I rischi sono stati ulteriormente accentuati dalla tragedia dell’ottobre 2024, in cui 48 migranti etiopi sono annegati al largo delle coste di Gibuti.
Ribadendo i suoi avvertimenti mercoledì, l’ambasciata ha esortato i cittadini a “seguire solo i canali di migrazione legali” per proteggere se stessi e le proprie famiglie da eventuali pericoli, aggiungendo che le operazioni di rimpatrio continueranno nei prossimi giorni.