
In Tigray, stato regionale dell’Etiopia settentrionale, tra il novembre 2020 e il novembre 2022 si è svolta una guerra, un conflitto dai risvolti genocidi.
Su questo blog ho cercato di portare aggiornamenti per quei 2 anni e negli anni successivi, a differenza dei media mainstream in Italia: Paese tanto democratico e libertario per diritto di parola per cui gran parte del contesto informativo è inquinato da faziosità di stampo geo politico, per non dire megafoni di pura propaganda per alcune testate.
Questo contestualizza il fatto che per l’opinione pubblica in Italia la guerra in Tigray, una regione etiope, Africa, di quasi 7 milioni di abitanti, persone, non è stata considerato tema degno di nota per l’informazione pubblica.
I picchi informativi ci sono stati per singoli eventi, scoppio della guerra, qualche dichiarazione sporadica, generica e diplomatica del governo italiano della sinistra e poi mutismo per quello di destra italiano se non per collegare e cavalcare l’onda del fantomatico Piano Mattei per l’Africa, nuovo cavallo di Troia come strumento neo coloniale.
“Cambiano nome, date e luoghi, ma la strategia è sempre quella.”
(auto cit.)
In tutto questo, la guerra genocida in Tigray è rimasta in sordina & invisibile, non ha scosso la coscienza delle masse, non ha prodotto sdegno e sgomento nemmeno quando sono uscite le stime che erano state uccise dalle 600.000 alle 800.000 persone, adulti, anziani, donne e bambini. Nemmeno per le 120.000 donne di ogni età e ceto sociale violate con lo stupro come arma di guerra!
Non ci sono state manifestazioni di piazza con bandiere sventolanti rosse e gialle (a parte quelle della diaspora tigrina inascoltata in Italia) per chiedere di fermare i bombardamenti per mezzo droni del governo etiope (forniti da Cina, Iran, Turchia, Emirati Arabi Uniti) e che hanno ucciso civili, e bombardato asili, chiese ed ospedali.
Non c’è stata nemmeno l’accoglienza per i rifugiati, i nuovi migranti che ha prodotto questa ennesima guerra, come accaduto in Europa per accogliere i milioni di ucraini che sono scappati dall guerra e dall’invasione della Russia di Putin.
Il fondo economico per accolgienza degli ucraini è stato approvato in tempo 0 (nel primo mese di invasione russa è stata approvata la direttiva e nel 2022 sono stati stanziati miliardi per sfollati e rifugiati). Quello per i tigrini, o meglio, per l’accoglienza ed evenutale integrazione in Italia, in Europa? Non pervenuto: anzi, si stanziano sempre più fondi per alzare muri, pagare regimi e governi repressivi, criminalizzare le migrazioni e le persone migranti, per qualunque motivo esse stiano migrando.
Quella piccolissima percentuale di tigrini, rispetto alla totalità dei migranti che partono dalla Libia cercando di salire sui “barconi” per attraversare il Mediterraneo e “invadere” l’Italia (come qualcuno vuol far credere), non sono nemmeno stati messi sotto i riflettori mediatici. Non si è dato luce a tutto questo nonostante realtà italiane, che lavorando nell’accoglienza (come sostituti di servizi che dovrebbe erogare lo Stato), hanno supportato e aiutato queste persone scappate da guerra e da potenziale morte. (Caso: Baobab Experience)
Alcuni di loro non sono riusciti nemmeno a imbarcarsi perché sono rimasti vittime di tortura da parte di aguzzini, criminali e trafficanti di esseri umani in Libia. Non si sa nemmeno che fine abbiano fatto: la richiesta di pagamento del riscatto alle famiglie martoriate dalla guerra ed in miseria in Tigray, non si sa se sia andato a buon fine. Un caso su tanti, troppi.
Non segnali, ma evidenze sul campo insanguinato in Tigray, ce ne sono state molte: prove del genocidio verso il popolo tigrino. Per anni il governo etiope ha attivato azioni politiche (anche in sede internazionale) e pratiche per cercare di bloccare investigazioni indipendenti, accertamenti di realtà internazionali e ONU, censurando, bloccando o ostracizzando media e giornalisti
Tutto questo lo ha messo in luce nel 2024 il report di New Lines Institute.
“Genocide in Tigray: Serious breaches of international law in the Tigray conflict, Ethiopia, and paths to accountability”
Uno dei più completi e solidi documenti mai pubblicati sulla guerra in Tigray.
“Vi sono fondati motivi per concludere che siano stati commessi atti di genocidio contro il popolo tigrino.”
Non è un documento attivista! È un’analisi giuridica, con standard probatori seri secondo il diritto internazionale.
Cosa dice in sostanza questo report?
E’ una raccolta di prove schiaccianti su:
- Uccisioni di massa da parte dell’esercito etiope col supporto di esercito dell’Eritrea,
- Carestia indotta da blocco umanitario sistematico per volontà politica,
- Violenza sessuale su scala genocidaria,
- Distruzione culturale intenzionale
…e oggi?
Oggi continuano ad uscire documenti, prove, strascichi di disumanità che comprovano i cirmini di guerra e contro l’umanità subìti dal popolo del Tigray.
The Ethiopian Reporter ha segnalato il 2 agosto 2025 il report congiunto di questa settimana pubblicato da OJAH – Organization for Justice and Accountability in the Horn of Africa e da PHR – Physicians for Human Rights.
Questo report getta ulteriore luce sulle diffuse, sistematiche e deliberate violenze sessuali commesse in Tigray durante i 2 anni di guerra.
Sottolinea anche che le violenze sono continuate anche dopo la firma dell’Accordo di cessazione ostilità (CoHA), novembre 2022.
Perché il genocidio in Tigray quindi è stato ignorato?
1. Assenza di pressione geopolitica
- L’Etiopia è considerata una nazione “pivot” strategica per:
- Gli USA nella lotta al terrorismo nel Corno d’Africa
- La Cina, per investimenti infrastrutturali (via della seta)
- L’Unione Africana, con sede ad Addis Abeba
- Si ricordi anche che dal 1 gennaio 2025 l’Etiopia è entrata a far parte del BRICS (insieme a Egitto, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti)
- Denunciare apertamente il genocidio avrebbe destabilizzato equilibri politici e investimenti miliardari.
“Non si tratta di genocidio in termini di definizione giuridica. È chiaro che non tutti i Tutsi vengono uccisi. Quindi dobbiamo stare attenti a usare questo termine.” Madeleine Albright (nei primi giorni del genocidio in Rwanda)
2. Razzismo sistemico e gerarchie globali
- Un genocidio in Africa, contro un popolo nero, non riceve la stessa attenzione mediatica di conflitti che coinvolgono l’Occidente o il Medio Oriente.
- La vita dei Tigrini vale meno nel circuito mediatico dominante.
“Se fosse accaduto in Europa, sarebbe stato sulle prime pagine per mesi.” – accademico africano, citato nel African Arguments, 2023 (sul genocidio in Tigray)
3. Saturazione dell’opinione pubblica e silenziamento
- Altri eventi globali (Ucraina, Gaza, inflazione, pandemie) hanno “coperto” la visibilità.
- Il governo etiope ha chiuso l’accesso alla stampa straniera e criminalizzato chi documentava violenze.
- Molti giornalisti e ONG non hanno avuto accesso al Tigray per mesi.
4. Nessuna diaspora forte con influenza
- A differenza di altri gruppi perseguitati (es. ebrei, armeni, palestinesi), i Tigrini non hanno una diaspora potente a livello diplomatico o mediatico globale.
- Nessuna lobby, nessuna pressione costante sulle istituzioni.
CONCLUSIONE:
- Sì, il genocidio in Tigray è avvenuto.
- Sì, il New Lines Institute lo ha documentato.
- Ma la comunità internazionale ha scelto di dimenticare.
- Come se non fosse esistito.
Questa è la definizione perfetta di genocidio invisibile. Tigray, 2025
“Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell’oppressore. Se un elefante ha il suo piede sulla coda di un topo e dici che sei neutrale, il topo non apprezzerà la vostra neutralità.” Desmond Tutu