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Africa, miscela esplosiva [Tigray] – Rai Radio 1 – Trascrizione

Quella che segue è la trascrizione della prima parte della puntata radiofonica di Radio Rai 1 del 04/07/2021 dedicata alla situazione in Etiopia e nello specifico la guerra e la catastrofe umanitaria in Tigray.

FONTE: https://www.raiplayradio.it/audio/2021/06/VOCI-DAL-MONDO-7c3b53c1-0575-4f48-9bde-ade6c284b71c.html

Radio Rai 1 voci dal mondo - Guerra Tigray Etiopia Eritrea
Radio Rai 1 voci dal mondo – Guerra Tigray Etiopia Eritrea

Vi presento il nostro ospite, Giuseppe Bettoni docente di geopolitica all’ Università di Tor Vergata di Roma.
Buon Giorno Bettoni
Buon giorno a voi tutti
E grazie per essere di nuovo con noi a “voci dal mondo”
Allora partiamo dalla guerra del Tigray, la regione ribelle dell’ Etiopia che si al nord al confine con l’Eritrea.
E’ una guerra che fa riflettere perché è stata dichiarata da un nobel per la pace, il premier etiope Abiy Ahmed Ali contro i ribelli tigrini.
Una violenza inaudita nei combattimenti, di cui si hanno anche poche notizie perché chi è li ha paura di parlare oppure è isolato e i civili, ce lo conferma l’ONU, sono alla fame come ci racconta Valeria Fraschetti.

“Il 4 novembre scorso il premier nobel per la pace va alla guerra.
Il casus belli : un attacco ad una base militare da parte delle forze regionali tigrino.
Sullo sfondo però c’è lo scontro fra il centralismo del primo ministro Oromo Abiy Ahmed e le spinte centrifughe del TPLF – Tigray People’s Liberation Front che ha governato l’ Etiopia per decenni prima di essere sconfitto nel 2018.

L’ esercito federale promette una rapida vittoria: al suo fianco truppe inviate dall’Eritrea e milizie della regione Amhara.
In poche settimane occupano il Tigray, ma i combattimenti persistono per mesi e non risparmiano neanche gli ospedali.

Alcune strutture sanitarie sono rimaste coinvolte negli scontri e sono state saccheggiate da una o più fazioni. Si stima che da dicembre in poi solo il 20% delle strutture sanitarie del Tigray fossero in grado ancora di erogare servizi.

A parlarci da Addis Abeba è Riccardo Buson del Cuamm , ONG che in Tigray da 3 mesi supporta 7 centri di salute, con farmaci e non solo: un sostegno indiretto perché la regione è sigillata: comunicazioni interrotte, accesso negato o quasi a giornalisti e cooperanti, ma da questa guerra senza media filtrano notizie di atrocità su larga scala.
Stupri sistematici, esecuzioni di massa, lo spettro della pulizia etnica.
Come prova anche un video diffuso da CNN in cui soldati di Addis giustiziano 30 tigrini e ne gettano corpi da un dirupo.
Di genocidio è arrivato a parlare il patriarca della chiesa ortodossa etiope, un tigrino.
Di certo la guerra ha causato oltre 2 milioni di sfollati interni e una carestia gravissima per almeno 350 mila persone.
Fame che il premier nega ma che per l’ ONU viene usata come arma di guerra con distruzione di campi agricoli, saccheggi agli aiuti alimentari.
Ancora Buon:

Le persone sono state sfollate dai propri villaggi, scappando senza niente.
Poi tutti questi sfollati interni non hanno potuto fare la semina nel periodo prima della stagione delle piogge e quindi questo creerà una crisi alimentare ancora più forte.
L’ impedimento dell’ accesso a molte aree della zona sta causando un grosso ritardo negli aiuti umanitari. Solo il 20% della popolazione target degli aiuti umanitari è stata raggiunta fin’ ora.

Intanto questa settimana scene di giubilo a Makelle. Il vento della guerra è cambiato all’ improvviso: i tigrini hanno ripreso la capitale e altre città. L’ esercito federale si è dileguato. Il governo ha proclamato un cessate il fuoco unilaterale, ma non è detto che il conflitto sia finito.

E conoscendo i tigrini, li ho conosciuti due anni fa andando in Etiopia, penso che siano molto determinati, ma Bettoni : il premier Abiy Ahmed voleva scongiurare la separazione del Tigray dall’ Etiopia. Il punto però è che ha chiesto aiuto all’ esercito eritreo che non è andato tanto per il sottile: è stato parecchio violento. Perché lo ha fatto Abiy Ahmed e perché l’Eritrea ha accettato?

Il conflitto è la base essenziale per la tenuta dell’Etiopia, in effetti altrimenti tutto andrebbe per i fatti propri. Potrebbero esserci secessioni.
L’ Eritrea un po, se possiamo dire così, il dente avvelenato contro i tigrini già dalla guerra del 98/2000 e bisogna dire anche la verità: la dimensione dell’ esercito etiope 135000 soldati non può far fronte a quello del Tigray dove si contano tra miliziani e soldati 250000 uomini. L’ aiuto era fondamentale. Come è andata poi? E’ andata malissimo perché tutte le sanzioni, tutti i massacri che sono stati commessi hanno contribuito a cristallizzare tutta la popolazione tigrino contro gli altri.

Bettoni, il presidente eritreo Afwerki che è riconosciuto globalmente come un dittatore, in un paese dove tra l’altro il servizio militare dura tutta la vita e anche tenendo presente tutte le atrocità commesse in tutti questi mesi nel Tigray, perché la comunità internazionale non si solleva contro di lui? Insomma perché l’ Eritrea sembra intoccabile?

L’ Eritrea è un punto essenziale in un’area di grande instabilità del mondo e tutti fanno business con l’ Eritrea. Gli Emirati Arabi Uniti che sono un degli attori principali, si sono letteralmente concessi uno spazio gigantesco nel porto di Assab. Non dimentichiamo che siamo nel Golfo di Aden, praticamente passa da qui la merce che voi comprate su Amazon o con altri metodi. Tutto passa attraverso.. o molto per il Mar Rosso. C’è un’area di grande instabilità. La guerra nello Yemen da una parte, la Somalia dall’ altra parte… quindi noi stessi (italiani) abbiamo navi per proteggere le navi da trasporto. Avere delle basi logistiche lì è essenziale. Gli Emirati Arabi Uniti con l’Arabia saudita ci sono, gli americani ci sono, ci sono i cinesi che si sono comprati letteralmente un pezzo di Gibuti, proprio accanto. Insomma è un’area essenziale e ad Afwerki fa molto comodo, perché? Perché è che detiene gran parte di questa costa e della parte più stabile.

Ecco veniamo un po a questo premier Abiy Ahmed che voleva ricomporre le divisioni etniche, però ha creato un problema in più perché i tigrini veramente, anche quando sono andata io 2 anni fa in Etiopia, erano parecchio diciamo… lo criticavano in tutti i modi. Dalle critiche sono passati alle armi quindi è stato…

Le armi i tigrini non le hanno mai lasciate perché fondamentalmente sono quelli più legati al sistema delle armi in quell’area: sono quelli che più hanno marciato contro la dittatura quando è stato il caso di liberarsene. Ancora oggi i tigrini minacciano non solo la loro indipendenza, in realtà la loro secessione, ma sono in grado eventualmente di marciareaddirittura su Addis Abeba o anche su Asmara.
In parole povere per Abiy Ahmed è una questione di far sopravvivere l’Etiopia che è lo stato più importante dentro quel’ area. Dobbiamo ricordarlo: è proprio il pilastro sul quale gira l’ equilibrio del Corno d’Africa, sia in Somalia che in Eritrea eccetera.

L’ accordo di pace con l’Eritrea, che lo ricordiamo è il motivo per cui il premier ha preso, il premier Abiy Ahmed ha guadagnato il nobel per la pace: è stato un accordo voluto all’estero, voluto a Washington.

Si, gli americano sono stati i primi a spingere infatti molte cose si sono decise tra Afwerki e Ahmed letteralmente a Washington dove la diaspora etiope è molto presente, dove il gruppo dei pentecostali a cui appartiene Abiy Ahmed, è molto presente… cioè gli americani volevano una stabilizzazione dell’ Etiopia, per l’Eritrea, per essere presente nel golfo di Aden. Proprio a riconoscimento che l’ Etiopia è un attore essenziale in tutta quella’ area. Quindi sono stati i primi a vederla come una posta in gioco internazionale. Non se ne discute a un G20: se ne discute nelle cancellerie tra capi di stato.

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