
In Niger esiste il “centro umanitaro” ad Agadez, a 15 km dalla città, in mezzo al nulla, un campo in pieno deserto, lontano dagli occhi del resto del mondo, un campo di passaggio senza muri.

Ci sono persone, richiedenti asilo, rifugiati, che attendono anche da 7 anni risposte: bloccate per volontà politiche in quel buco nero, un CPR invisibile, ma una prigione a cielo aperto.

Centro come eridità delle politiche di “gestione flussi migratori” firmate Minniti 2017.

Oggi parte del Piano Mattei per l’ Africa, cavallo di Troia come strumento neo coloniale travestito da progetti paritari per “crescita e sviluppo” dei Paesi ed i popoli africani: il governo Meloni non è riuscito ad attivare il “blocco navale” nel Mediterraneo così è andato alla fonte per “aiutare a casa loro” i potenziali nuovi “invasori”, i nuovi migranti lasciandoli in balia della responsabilità di governi, regimi e golpisti. (“Ecco il modello Meloni: pagare dittatori e regimi per tenere prigionieri i migranti” di Luca Casarini su l’Unità)
I rifugiati da più di 6 mesi sono in protesta pacifica: (precisamente 334 giorni al 22 agosto2025) adulti e bambini che si radunano per chiedere rispetto per i loro diritti come esseri umani ed una vita dignitosa. Chiedono esplicitamente di “non vogliamo restare qui” e dichiarano che il campo non è sicuro.
Il 21 agosto mi arriva un messaggio che mi segnala che il campo senza muri e confini è stato accerchiato:
Oggi la situazione è molto tesa, la polizia ha circondato il centro… e l’arresto di tutti i membri del Comitato Centrale e dei giovani attivisti
Il “comitato Centrale” è il “comitato interno dei rifugiati” che le autorità nigerine hanno bandito e sciolto. (Gestire il dissenso ad Agadez // Le autorità nigerine dichiarano sciolti i comitati dei rifugiati di Laura Morreale su MeltinPot Europe)
Dopo pochi minuti su X iniziano a comparire anche altri video che dimostrano l’entrata delle jeep e camion delle forze di polizia al “centro umanitario”. In alcuni spezzoni di video si notano che ci sono alcune donne con gli striscioni della protesta pacifica ancora in mano che osservano sgomente e scioccate quello che sta accadendo.
Da una parte la repressione governativa
L’UNHCR Niger ha dichiarato legittime le proteste dei rifugiati, ma ha anch avvallato, per normativa interna, la subordinazione al CNE – ente nigerino che si occupa del riconoscimento della protezione internazionale – eseguendo i suoi ordini: sospendere le tessere alimentari ai rifugiati.
“A causa dello spirito di non collaborazione [tra i migranti, ndr], le autorità nigerine ci hanno chiesto di sospendere la distribuzione dei buoni pasto. Lo abbiamo fatto anche se pensavamo che non fosse una buona soluzione“, ha dichiarato il responsabile dell’UNHCR in Niger.
da Niger: Tensions running high among migrants at UNHCR center
su InfoMigrants
Dall’altra i comunicati UNHCR
Il 30 maggio 2025 l’UNHCR Niger comunica che da luglio 2025 ci sarà solo supporto emergenziale per un numero di rifugiati selezionato e con bisogni essenziali ed emergenziali. Tutti gli altri? Si ringraziano i tagli al budget umanitario globale per aggravarne ancor più le loro condizioni di vita e di sopravvivenza. (Dichiarazione dell’UNHCR sulla riduzione dell’assistenza alimentare presso il Centro umanitario di Agadez in Niger)

Il reinsediamento non contemplato & il ricatto dell’integrazione locale
Le persone al centro, alcuni dal 2017, chiedono il reinsediamento perché il “campo” non è sicuro per loro, si sentono abbandonati dalle agenzie umanitarie e chiedono di non restare li.
L’UNHCR, subordinato alle volontà politiche internazionali di “gestione flussi migratori”, gli offre un’unica possibilità: l’integrazione locale. L’UNHCR locale ha riferito a quelle stesse persone che chiedono solo rispetto dei loro diritti, che se non si trovano bene al “centro umanitario”, il campo non ha muri e sono liberi di andare.
Così è accaduto ad una donna con problematiche psicologiche che ha preso la decisione di andarsene dall’area il 24 luglio 2025.
L’account @refugeesNiger denuncia la sua scomparsa:
“Nawal Daoud, una rifugiata, è scomparsa dal campo e non è mai stata ritrovata. Non è la prima volta che una rifugiata del campo di Agadez scompare e non viene ritrovata. Pressioni psicologiche, isolamento sociale e ambiente ostile”

Più passa il tempo e più le condizioni di vita, di mera sopravvivenza, diventano complicate e difficili per queste persone: adulti e bambini, in mezzo alla morsa della guerra tra volontà politiche internazionali, locali ed interessi dei governanti di turno.
Le vite di queste persone restano in un limbo di né vita né morte.
Ancora per quanto? #KeepEyesOnAgadez
AGGIORNAMENTI 23ago2025:
Darfur Victims Support (@DVSorg su X) rende noti i nomi degli arrestati:
- Mohammed Abdallah, 27 anni
- Abdallah Hasim, 27 anni
- Imad Yousef, 30 anni
- Zobuida Abdelgabr, 33 anni, vedova e madre di un bambino.
- Huda Mousa, 28 anni Madre di 5 figli.
- Zahara Dawood, 33 anni, madre di un bambino
Da altra fonte è arrivata una segnalazione il 22 agosto 2025:
“Stamattina abbiamo saputo che i nostri compagni sono stati deportati verso il confine con il Ciad.
Verso mezzogiorno sono stati deportati verso Zandir, verso il confine con il Ciad. Tra i detenuti c’erano anche tre giovani, Imad e Muhammad.”
Non ho potuto verificare in maniera indipendente ed incrociata in quanto nemmeno da fonti formali come UNHCR sono giunti ancora comunicati riguardo le attività di repressione sui rifugiati e per gli arresti avvenuti al “centro umanitario” di Agadez, Niger.